
Alle fine del I secolo a.C. le legioni romane conquistarono la parte a occidente del Danubio dell'attuale Ungheria, la quale divenne la provincia romana della Pannonia. In seguito alle invasioni barbariche, nel VI secolo d.C. il territorio venne occupato da vari popoli eurasiatici, sottoposti più tardi al regno degli Avari, popolazione di origine turcica. Il regno degli Avari fu distrutto da Carlo Magno nel 796. Nel 896 gli Ungari, un popolo delle steppe formato da varie tribù del ceppo linguistico ugrico, la principale delle quali era quella dei Magiari, proveniente dagli Urali (con una migrazione che durò molti secoli) via Khazaria (attuale Ucraina), si insedia nelle pianure del medio Danubio, che dopo la distruzione del regno turcico degli Avari da parte di Carlo Magno e la successiva morte dello stesso Carlo Magno, era stata occupata anche da varie tribù slave della Grande Moravia di Svatopluk fino all'arrivo degli Ungari. Esiste anche una teoria dello storico ungherese Gyula László, detta della "doppia conquista della patria", secondo la quale all'arrivo degli ungari nell'896, vi erano già sul posto altre tribù ungare giuntevi secoli prima. Questa teoria però, dopo una certa fama durante il regime socialista, è stata notevolmente ridimensionata dagli studi più recenti. Nel dicembre dell'anno 1000 viene incoronato il primo re d'Ungheria, Stefano I (1000-1038) che convertì il popolo magiaro al cristianesimo. Durante il suo regno riuscì a stabilire uno stato feudale e costruire un paese potente nell'Europa Centrale, denominato variamente Hungaria, Turchia (soprattutto nelle fonti bizantine), Ungverjaland (nelle fonti scandinave). Dopo la sua morte Stefano venne canonizzato nel 1083 e da allora è venerato come santo Stefano d'Ungheria, fondatore dello Stato Ungherese. Dopo il breve e tormentato regno del veneziano Pietro Orseolo (erede legittimo di S. Stefano), i discendenti del primo re d´Ungheria dettero vita alla dinastia degli Arpadi (Árpád in ungherese), che regnò fino al 1301. Un intervento legislativo degno di nota è la crisobolla "Super reformatione regni" di Andrea II (morto nel 1235). Il sovrano riorganizza e definisce la struttura feudale del regno, attribuendo ai feudatari determinate prerogative che non si sarebbero potute comprimere. Nel corso del XIII secolo, inoltre, una serie di interventi contribuisce a limitare ulterioremente il potere del re a favore di quello del consiglio dei nobili.
Nel 1302 la dinastia degli Arpadi si estingue. Il trono viene di volta in volta attribuito a dinastie straniere: prima gli Angiò dal 1307; dal 1378 i Lussemburgo; dal 1437 gli Asburgo; al re Ladislao III Jagellone in unione con Polonia e Lituania tra il 1440 e il 1444. Durante il regno di Mattia I Corvino detto il Giusto (seconda metà del XV secolo), viene varata una riforma che riorganizza la pubblica amministrazione. Inoltre, nel XVI secolo viene realizzata una raccolta di leggi, l'Opus Tripartitum di Stefan Werboczy.
Tra il XV e il XVIII secolo l'Ungheria vive uno stato di guerra continua contro l'Impero Ottomano, con risultati alterni ora di vittoria (battaglia di Belgrado, 1456), ora di sconfitta (battaglia di Mohács, 1526). Fino all´epoca napoleonica e romantica il regno d´Ungheria è essenzialmente il "regno della Sacra Angelica, et Apostolica Regni Hungariae Corona", con il latino lingua ufficiale fino al 1846. A tal proposito sono esemplari le parole che vengono attribuite allo stesso Stefano I d´Ungheria: "Lascia agli stranieri la loro lingua e le loro abitudini, giacché il regno che possiede una sola lingua e da per tutto i medesimi costumi è debole e caduco" ("unius linguae, uniusque moris regnum imbecille et fragile est" nella versione originale dei "Consigli al figlio Amerigo": "Sancti Stephani primi regis Hungariae de regum praeceptis decem ad Sanctum Emericum ducem").
Il regno subisce, a partire dal XVI secolo, la dominazione dell'Impero Turco Ottomano finché, nel corso del '600, viene progressivamente assorbito dall'Impero d'Austria: l'unione è sancita nel 1697 e confermata nel trattato di Karlowitz nel 1699. Durante i moti rivoluzionari del 1848 l'Ungheria dichiara la propria indipendenza dall' Impero Austriaco con l'intento di creare una repubblica. La rivolta fallisce (a causa di un massiccio intervento russo e per le divisioni interne al movimento antiaustriaco che dividono gli ungheresi al loro interno - vedi scontri tra István Széchenyi, Lajos Kossuth e Miklós Wesselényi - e gli ungheresi dai rumeni). Con il crescere dei nazionalismi l´Ungheria perde il carattere sovra-etnico, per diventare uno stato multi-etnico del quale alla fine tutti i movimenti nazionalisti a base etnica cercano di liberarsi.
Nel 1867 l'Impero austriaco concede un'ampia autonomia agli Ungheresi, creando con un'unione personale l´Impero Austro-Ungarico (Compromesso). Nel 1918, con la dissoluzione dell'Impero (in seguito alla sconfitta nella Prima Guerra Mondiale), l'Ungheria ottiene l'indipendenza e viene proclamata la repubblica. Nel 1919 i comunisti instaurano la Repubblica ungherese dei Soviet, con a capo Béla Kun. Dopo la repressione della medesima, il 31 luglio dello stesso anno viene proclamata la monarchia che dà vita ad un sistema politico parlamentare, fondato sul pluralismo dei partiti, ma limitato dal ruolo straordinario del "Governante", il capo dello stato.
Il 4 giugno 1920, l'Ungheria perde più di due terzi del suo territorio mediante il trattato di pace firmato nel Petit Palais di Trianon. 231.448 km quadrati vengono annessi ai paesi circostanti, soprattutto alla Romania, alla Slovacchia e alla Jugoslavia. Milioni di persone di identità ungherese restano all'interno degli stati eredi in qualità di minoranza. Il 21 giugno 1941 entra in guerra a fianco della Germania e dell'Italia. Alla fine della guerra il regime filo-nazista viene rovesciato ed il paese è invaso dall'Armata Rossa, entrando così nell'area d'influenza dell'Unione Sovietica.
Il 23 ottobre 1956 inizia la rivoluzione ungherese. Quindi, il 1° novembre, l'Ungheria esce dal Patto di Varsavia e tre giorni dopo l'Armata rossa invade il Paese e i moti rivoluzionari vengono repressi. Con oltre 3 mila vittime (circa 2mila e 800 ungheresi di entrambe le parti e 700 sovietici, 225 giustiziati). Il paese resterà nel Patto di Varsavia fino al 1989.
Con la caduta della Cortina di ferro (scioglimento del Patto di Varsavia e dissoluzione dell'Unione Sovietica) e il rovesciamento del partito comunista, il paese si orienta verso modelli economici e politici dell'Europa occidentale. Nel vertice UE di Copenaghen svoltosi il 13 dicembre 2002, fu deciso che dal 1 maggio 2004 l'Ungheria (assieme ad altri 9 Stati) entrasse a far parte dell'Unione Europea, decisione che venne confermata il 12 aprile 2003 con un referendum al quale partecipò il 45% degli aventi diritto al voto e l'84% dei votanti votò a favore dell'UE.
Il 19 settembre 2006, la diffusione di una registrazione effettuata nel maggio precedente, durante una riunione riservata del Partito Socialista al governo (già Partito Socialista Operaio Ungherese, al potere durante il regime comunista), durante la quale il primo ministro Ferenc Gyurcsány diceva d'aver mentito e deliberatamente nascosto agli elettori la grave situazione del paese al fine di vincere le elezioni e di non aver fatto nulla, come governo, per rimediarvi, scatena una serie di manifestazioni contro il governo. Durante le manifestazioni, che chiedono le dimissioni del primo ministro, per il momento non concesse, alcune frange di manifestanti (numericamente esigui, ma molto violenti), secondo la polizia legati agli ultras delle squadre di calcio, hanno compiuto numerosi atti vandalici per tre notti consecutive, assaltando anche la sede della televisione nazionale. Il 22 settembre il presidente del Parlamento dichiara che i manifestanti non hanno formalizzato le proprie richieste e che pertanto non si è ancora posto il problema delle dimissioni del governo o dell'autoscoglimento del parlamento. Il 24 settembre i manifestanti decidono di continuare la protesta nelle piazze. Il Fidesz, principale partito di opposizione, annuncia di iniziare la battaglia politica in parlamento, chiedendo formalmente le dimissioni del governo e nuove elezioni politiche, la richiesta viene fatta il 25 settembre.
Dopo le elezioni amministrative (comunali e provinciali), svoltesi il primo ottobre 2006, in cui il partito socialista di governo subisce una dura sconfitta, l'opposizione fissa al governo un ultimatum di 72 ore per dimettersi. Il 6 ottobre il primo ministro chiede ed ottiene la fiducia del Parlamento in cui gode di ampia maggioranza.
Il 23 ottobre 2006, in coincidenza con la celebrazione del cinquantesimo anniversario dell'Insurrezione di Budapest con la presenza di rappresentanti di quasi tutti i paesi del mondo, sono riprese, in diverse zone della capitale, le manifestazioni contro il governo. Quando la polizia comincia, nelle prime ore del mattino, ad evacuare piazza Kossuth (la piazza antistante il Parlamento, occupata da diverse settimane dai manifestanti antigovernativi) per permettere lo svolgimento della solenne commemorazione ufficiale del 23 ottobre, riprendono gli scontri in varie zone della capitale. Nel pomeriggio, avevano avuto luogo in tutta la città dimostrazioni da parte di gruppi di opposizione. In una piazza del centro, alcuni manifestanti si impossessano di un carro armato storico utilizzato per le cerimonie del 23 ottobre e con questo si dirigono verso le linee della polizia, ma vengono rapidamente bloccati e disarmati. In una zona non molto distante, alcune centinaia di migliaia di cittadini si erano radunate per la commemorazione del 23 ottobre organizzata dal Fidesz, questa si svolge in maniera pacifica. Più tardi iniziano gli scontri con la polizia e si protraggono per tutta la notte.
Il 24 ottobre, su richiesta dei partiti di opposizione (che accusano la polizia di aver volutamente provocato gli scontri), i gruppi parlamentari decidono che sarà aperto un dibattito in Parlamento sulle responsabilità degli ultimi scontri, che hanno provocato 160 feriti e 131 persone arrestate. Un dibattito vero e proprio finora non ha avuto luogo, ma dopo una serie di polemiche il prefetto di Budapest è stato confermato al suo posto dal premier ed onorato con una decorazione dal sindaco della capitale. Il Fidesz intanto ha dato vita ad un centro di documentazione per le persone che si considerano vittime o testimoni di abusi che la polizia avrebbe commesso il 23 ottobre, a tale centro si sarebbero rivolte finora centinaia di persone, tra le quali anche diversi stranieri, che sarebbero stati maltrattati dalla polizia ungherese, in occasione della festa nazionale.