Il mare Mediterraneo è il mare che unisce Europa, Asia e Africa: un bacino quasi chiuso, collegato all’Oceano Atlantico solo dallo stretto di Gibilterra, su cui si affacciano una ventina di stati e circa 450 milioni di persone. Il nome viene dal latino mediterraneus, «in mezzo alle terre», e racconta bene che cosa è stato per millenni: una strada d’acqua tra popoli diversi, percorsa da Fenici, Greci, Romani, Arabi e Veneziani. In questa pagina trovi la geografia del Mediterraneo (i mari che lo compongono, le profondità, le isole), la sua natura, dai pesci alla posidonia fino agli effetti del riscaldamento globale, e la sua storia, con i collegamenti alle nostre guide di isole, coste e città.
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Dove si trova il Mediterraneo: i numeri
Il Mediterraneo è un mare interno dell’Oceano Atlantico. A ovest lo stretto di Gibilterra, largo appena 14 km, lo separa dall’oceano; a nord-est, attraverso i Dardanelli, il Mar di Marmara e il Bosforo, comunica con il Mar Nero, che di solito viene considerato un mare a sé; a sud-est il canale di Suez, artificiale, lo collega dal 1869 al Mar Rosso e quindi all’Oceano Indiano.
| Superficie | circa 2,5 milioni di km² |
|---|---|
| Lunghezza da ovest a est | circa 3.700 km, da Gibilterra alle coste del Libano |
| Coste | circa 46.000 km |
| Profondità media | circa 1.500 m |
| Profondità massima | 5.270 m, nella fossa Calypso (mar Ionio, al largo del Peloponneso) |
| Salinità | dal 36 al 39 per mille, più dell’Atlantico |
| Temperatura in superficie | 12-18 °C d’inverno, 23-30 °C d’estate |
| Isola più grande | Sicilia, circa 25.700 km² |
Il Mediterraneo perde per evaporazione più acqua di quanta ne riceva dai fiumi, come il Nilo, il Rodano, l’Ebro e il Po. Il deficit lo colma l’Atlantico, che entra da Gibilterra con una corrente superficiale di acqua più fredda e meno salata; in profondità, nella direzione opposta, esce l’acqua mediterranea, più salata e pesante. Gli oceanografi calcolano che una goccia d’acqua entrata da Gibilterra impieghi circa 150 anni per fare tutto il giro del bacino e tornare nell’oceano. Le maree, invece, sono quasi assenti: da pochi centimetri a qualche decina nell’Alto Adriatico.
Il bacino è giovane e inquieto dal punto di vista geologico: nasce dallo scontro tra la placca africana e quella euroasiatica, che ha sollevato le Alpi, gli Appennini e le catene dei Balcani. Circa sei milioni di anni fa, con la chiusura del passaggio verso l’Atlantico, il Mediterraneo si prosciugò più volte fino a diventare un deserto di sale (la «crisi di salinità del Messiniano»). Di questa storia restano i vulcani, dall’Etna al Vesuvio fino a Santorini, i grandi vulcani sottomarini del Tirreno come il Marsili, e i terremoti che hanno colpito le sue coste, da quello di Creta del 365 a quello di Messina del 1908.
I mari del Mediterraneo
Il canale di Sicilia, poco profondo, divide il Mediterraneo in due grandi bacini. Il Mediterraneo occidentale ha fondali più regolari, con ampie piane abissali: la parte più profonda è il Tirreno, che arriva a circa 3.800 metri. Il Mediterraneo orientale è più accidentato e più profondo: qui si trovano la fossa Calypso nello Ionio (5.270 m), la fossa di Plinio nel Mar di Levante (4.384 m) e la fossa di Creta nell’Egeo (circa 2.500 m). Al suo interno i geografi distinguono una serie di mari minori:
| Mare | Bacino | Coste che bagna |
|---|---|---|
| Mare di Alborán | occidentale | Spagna meridionale, Gibilterra, Marocco |
| Mare delle Baleari | occidentale | Catalogna, Comunità Valenciana e isole Baleari (Spagna) |
| Mar Ligure | occidentale | Liguria e Toscana settentrionale, Costa Azzurra (Francia), Principato di Monaco, Corsica |
| Mar Tirreno | occidentale | Toscana, Lazio, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia settentrionale, Sardegna orientale, Corsica |
| Mar di Sardegna | occidentale | Sardegna occidentale, fino alle Baleari |
| Mar di Sicilia | tra i due bacini | Sicilia sud-occidentale, Malta, Tunisia |
| Mare Adriatico | orientale | Italia orientale, Slovenia, Croazia, Bosnia ed Erzegovina (Neum), Montenegro, Albania |
| Mar Ionio | orientale | Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia orientale, Albania meridionale, Grecia occidentale |
| Mar Egeo | orientale | Grecia e Turchia, con oltre 200 isole |
| Mar Libico | orientale | costa meridionale di Creta, Libia |
| Mar di Levante | orientale | Cipro, Turchia meridionale, Siria, Libano, Israele, Egitto |
| Mar di Marmara | orientale | Turchia, tra i Dardanelli e il Bosforo |

L’Adriatico è il mare più vicino a noi e anche il più particolare: nella parte settentrionale, davanti al delta del Po, non supera i 75 metri di profondità, mentre tra la Puglia e l’Albania scende oltre i 1.200 metri. Sulla sponda orientale ci sono le centinaia di isole della Croazia e le città di Pirano, Rovigno, Zara, Spalato e Dubrovnik. Per i mari che bagnano l’Italia c’è la guida ai mari italiani di ItaliaDaScoprire.
Le isole del Mediterraneo
Nel Mediterraneo ci sono migliaia di isole e isolotti. Le più grandi sono la Sicilia e la Sardegna, seguite da Cipro, dalla Corsica e da Creta. Vengono poi l’Eubea, Maiorca, Lesbo e Rodi, mentre tra le isole più piccole ci sono stati interi come Malta. Due arcipelaghi da soli ne contano migliaia: le isole della Grecia, divise tra Egeo e Ionio, e le isole della Croazia, nell’Adriatico, dalle più grandi come Cherso, Veglia, Brazza e Lesina a quelle remote come Lissa e Lagosta. L’elenco completo, con la superficie, è nella pagina sulle isole d’Europa.

Natura e biodiversità del Mediterraneo
Il Mediterraneo occupa meno dell’1% della superficie degli oceani, ma ospita una quota delle specie marine conosciute che le stime collocano tra il 4 e il 18%. È un mare povero di nutrienti, con acque limpide proprio per questo, eppure ricchissimo di vita: circa un quarto delle sue specie è endemico, cioè non vive altrove. Fanno eccezione le zone davanti alle foci dei grandi fiumi, come il delta del Po, del Rodano o del Nilo, più ricche di nutrienti e quindi di pesce.
La pianta simbolo del Mediterraneo è la posidonia (Posidonia oceanica), che forma praterie sottomarine fino a circa 40 metri di profondità. Le praterie producono ossigeno, trattengono la sabbia e proteggono le spiagge dall’erosione, e sono la «nursery» di moltissime specie di pesci e crostacei; le foglie secche che il mare accumula sulle spiagge in inverno sono parte di questo equilibrio. Oggi la posidonia è in regressione per l’inquinamento, le opere costiere, le ancore delle barche e la pesca a strascico sotto costa.

Nel Mediterraneo vivono balenottere comuni, capodogli, delfini e tursiopi: nel mare tra Liguria, Toscana, Corsica e Costa Azzurra è stato istituito il Santuario Pelagos per i mammiferi marini, condiviso da Italia, Francia e Principato di Monaco. Ci sono poi la tartaruga marina comune (Caretta caretta), che depone le uova sulle spiagge di Grecia, Turchia, Cipro e Italia meridionale, e la rarissima foca monaca, ridotta a poche centinaia di esemplari tra Ionio, Egeo e Nordafrica. Sui fondali crescono il corallo rosso, le gorgonie e oltre 500 specie di spugne; la Pinna nobilis, il grande mollusco bivalve del Mediterraneo, è stata quasi sterminata dal 2016 da un parassita.
La pesca nel Mediterraneo
La pesca è da sempre una delle attività principali delle coste mediterranee: alici e sardine, triglie, naselli, gamberi rossi, polpi e seppie sono la base delle cucine di mare dalla Spagna alla Grecia. Le flotte sono soprattutto di piccole barche artigianali, ma il Mediterraneo è anche uno dei mari più sfruttati del mondo: secondo la Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo della FAO (GFCM), più della metà degli stock ittici valutati è ancora pescata oltre i limiti sostenibili, anche se la situazione migliora da una decina d’anni grazie a quote, fermi pesca e aree protette.
L’esempio più noto è il tonno rosso: negli anni Duemila era a rischio di collasso, poi le quote decise a livello internazionale dal 2007 hanno permesso alla popolazione di riprendersi. Restano antiche tradizioni come la mattanza delle tonnare siciliane e sarde, oggi quasi scomparse, e i grandi mercati ittici dei porti pescherecci come Chioggia, Mazara del Vallo o Sète.

Il Mediterraneo e il riscaldamento globale
Il Mediterraneo è considerato un hotspot del cambiamento climatico: la regione si scalda più in fretta della media del pianeta, e il mare con lei. Negli ultimi anni le ondate di calore marine sono diventate più frequenti e più lunghe, con temperature della superficie oltre i 28-30 °C in estate. Le conseguenze si vedono già: morie di gorgonie, spugne e molluschi, praterie di posidonia sotto stress, specie che si spostano verso nord.
Gli studiosi parlano di tropicalizzazione per l’arrivo di specie dei mari caldi, molte delle quali entrate dal Mar Rosso attraverso il canale di Suez (la cosiddetta migrazione lessepsiana): il pesce scorpione, il pesce palla argenteo e il pesce coniglio sono ormai comuni nel Mediterraneo orientale. Si parla invece di meridionalizzazione per le specie del sud che risalgono verso nord, come il pesce pappagallo o il pesce balestra, oggi pescati anche in Liguria e nell’Adriatico. A tutto questo si aggiungono l’innalzamento del livello del mare, che minaccia città costiere e lagune come Venezia, e l’inquinamento da plastica: il Mediterraneo è tra i mari con la più alta concentrazione di microplastiche. Il Piano d’azione per il Mediterraneo delle Nazioni Unite (UNEP/MAP) coordina dal 1975 gli stati costieri per la tutela del mare.
La storia del Mediterraneo
Pochi mari al mondo hanno avuto un ruolo così grande nella storia. Sulle sue coste l’agricoltura e l’allevamento arrivarono intorno al 6000 a.C. e nacquero alcune delle civiltà più antiche: l’Egitto, la civiltà minoica di Creta, i Micenei in Grecia. Dall’età del bronzo il mare diventò la strada dei commerci di rame, olio, vino e ceramiche.
I Fenici e i Greci
Dopo il crollo dei grandi regni dell’età del bronzo, intorno al 1200 a.C., i protagonisti del mare furono i Fenici, partiti dalle città di Tiro, Sidone e Biblo, nell’attuale Libano. Navigatori e mercanti abilissimi, attraversarono tutto il Mediterraneo vendendo stoffe tinte di porpora, vetro e oggetti di metallo, e fondarono empori e colonie da Cipro a Malta, dalla Sicilia (Mozia, Palermo) alla Sardegna (Nora, Tharros), fino a Cadice, oltre Gibilterra. La più importante fu Cartagine, in Tunisia. Ai Fenici dobbiamo anche la diffusione dell’alfabeto, che i Greci adattarono alla loro lingua.
Dall’VIII secolo a.C. i Greci fondarono le loro colonie nell’Egeo, nel Mar Nero, nell’Italia meridionale e in Sicilia, la Magna Grecia, e più a ovest Marsiglia, l’antica Massalia. Nel 480 a.C., nelle acque di Salamina, davanti ad Atene, la flotta greca sconfisse quella persiana di Serse.
Roma e il Mare nostrum
Le tre guerre puniche tra Roma e Cartagine (264-146 a.C.) decisero chi avrebbe dominato il Mediterraneo occidentale; con la distruzione di Cartagine e la conquista della Grecia e dell’Egitto, per la prima e unica volta nella storia tutte le coste del Mediterraneo appartennero a un solo stato. Per i Romani diventò il Mare nostrum, «il nostro mare»: lo percorrevano le navi del grano dall’Egitto e dalla Sicilia, il vino, l’olio di Spagna e le merci d’Oriente dirette al porto di Ostia. Lungo le coste sorgevano città romane come Pola, con la sua arena, e il palazzo di Diocleziano a Spalato.
Dal Medioevo alle repubbliche marinare
Dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente il Mediterraneo si divise: a est l’Impero bizantino, con Costantinopoli, continuò a controllare i traffici, mentre dal VII secolo gli Arabi conquistarono il Nordafrica, la Spagna e la Sicilia, portando nuove colture come gli agrumi, la canna da zucchero e il riso. Dal X secolo tornarono protagoniste le città italiane: le repubbliche marinare di Amalfi, Pisa, Genova e Venezia, insieme ad Ancona, Gaeta e Ragusa, l’attuale Dubrovnik. Venezia costruì uno «stato da mar» fatto di porti e isole lungo l’Adriatico, lo Ionio e l’Egeo, di cui restano le mura e i leoni di San Marco in tante città della Croazia e della Grecia; nel 1571 la flotta cristiana fermò quella ottomana nella battaglia di Lepanto.
L’età moderna e il canale di Suez
Con la caduta di Costantinopoli nel 1453 e la scoperta dell’America nel 1492 il centro dei commerci si spostò verso l’Atlantico, e il Mediterraneo perse importanza per quasi tre secoli. Lo riportò al centro del mondo l’apertura del canale di Suez, nel 1869, che permise alle navi di raggiungere l’Asia senza circumnavigare l’Africa. Nel Novecento il Mediterraneo fu teatro di battaglie navali durante le due guerre mondiali; dal dopoguerra è diventato soprattutto il mare del turismo, con le riviere e le spiagge dalla Spagna alla Grecia, e una delle rotte commerciali più trafficate del pianeta. Dagli anni Novanta è attraversato anche dalle rotte delle migrazioni dall’Africa e dal Medio Oriente verso l’Europa.
Le coste e le città sul Mediterraneo
Sulla sponda europea del Mediterraneo si affacciano Spagna, Francia, il Principato di Monaco, l’Italia, Malta, Slovenia, Croazia, Bosnia ed Erzegovina, Montenegro, Albania, Grecia, Turchia e Cipro; dall’altra parte ci sono Siria, Libano, Israele, Egitto, Libia, Tunisia, Algeria e Marocco. Per scegliere dove andare al mare c’è la nostra pagina sulle zone costiere e riviere del Mediterraneo, e queste sono alcune delle città di mare con una guida su EuropaDaScoprire:
- Spagna: Barcellona, Valencia, Alicante, Malaga e Palma di Maiorca, nelle Baleari.
- Slovenia: Capodistria e Pirano, sul breve tratto di costa sloveno.
- Croazia: Fiume (Rijeka), Rovigno, Pola (Pula), Zara, Sebenico (Šibenik), Spalato e Dubrovnik (Ragusa).
- Albania: Durazzo, il principale porto del paese.
- Grecia: Atene, con il porto del Pireo, da cui partono i traghetti per le isole.
- Malta: La Valletta, la capitale fortificata dai Cavalieri.
Per il resto della geografia del continente vedi la mappa geografica dell’Europa, i fiumi europei, i laghi europei e le montagne europee; per un viaggio in barca, le crociere a vela nel sud Italia.
Foto di copertina: le Cinque Terre sul Mar Ligure (Liguria). Foto della costa e di un’isola della Croazia e del porto di Chioggia (Veneto): Davide Zugna
